La teca cranica, l'uovo, come lo strumento adatto alla generazione dell'autentico piano dell'uomo; il progetto che lo farà rinascere forse, senza più la necessità di un involucro così grezzo anche ci siamo abituati ad accettarlo solo in questo aspetto.
Altre culture ci hanno provato raggiungendo risultati più o meno importanti. Bastava che anche in pochi individui, avvenisse la trasmutazione che poi nel laboratorio del DNA, il risultato si sarebbe trasmesso all'intero organismo umano, così come all'intero genere umano.
In questi tentativi il presunto laboratorio alchemico veniva impiantato direttamente nel corpo umano, quasi si potesse trasmutare la materia con altra materia! Questa, intesa però, come modo di essere, è lo stato più denso, il più elementare, la vibrazione più bassa e forse... conviene solo lasciarsela alle spalle.
In questo caso la testa, il cerebro diventa talmente pesante da doverlo abbandonare alla pietra. Questo abbandono detto filosofale è però il presupposto della fecondazione, allora sì l'uovo potrà essere covato.
Proposito d"invito alla lettura:
( C. Campo; Detti e fatti dei padri del deserto, Mi, 1975)
domenica 2 settembre 2007
UNA TESTA D'UOVO
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UNA TESTA D'UOVO
martedì 21 agosto 2007
FUOCO E SPIRITO
In Africa è un gioco. Si prende uno scorpione e lo si mette al centro di un cerchio di fuoco. Lo scorpione cerca una via d’uscita, ma ben presto si accorge di essere circondato dalle fiamme. Allora, sapendo di non avere via di scampo, rivolge contro di sé il suo pungiglione mortale.
L'uomo è uscito dalla primitività forgiato dal fuoco. La sua anima portata all'incandescenza dal calore igneo ha così potuto essere martellata e modellata fino a rivelare la propria spiritualità.
È questo il lato infernale del fuoco che ci circonda fino a non lasciarci scampo; le sue fiamme sono le disgrazie, le malattie, le sfortune vampate che chiamiamo infernali. Il fuoco è estremamente contagioso solo il simile gli sopravvive, ciò che in noi è igneo lo attraversa, il resto non lo può superare, così è una risorsa di breve durata cercare di sfuggirlo, perché ce lo troveremo nuovamente davanti e così di seguito fin a non avere più scampo. O meglio l'unica fuga e cedere al fuoco ardente, ma purificante ( Deriva dal greco "pur-puros" = "fuoco") del veleno.
L'alchimista con il solo fuoco riesce a liberare praticamente lo spirito dalla materia, la sua grandezza sta però nel saperlo "fissare" (Giovanni di Rupescisia scriveva che l'Alchimia è il segreto di riuscire a fissare il sole che si trova nel cielo della nostra persona, così che possa illuminarla all'interno) si misura con il fuoco per misurasi con lo Spirito. Il fuoco spiritualizzato, riconosciuto come veicolo dello Spirito purifica preparandoci all'ascensione paradisiaca, mentre il fuoco usato in modo profano, con incredulità della sua affinità ed origine spirituale, porta a circondarsi con le devastatrici fiamme infernali.
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FUOCO E SPIRITO
domenica 19 agosto 2007
GLI OCCHI E L'ANIMA
"Gli occhi sono lo specchio dell'anima". Una frase forte e piena di implicazioni, ma vediamo cosa scatta normalmente con questa affermazione. Seguitemi per un breve zapping.In primo luogo abbiamo l'interpretazione letterale, tecnica, ma è anche possibile quella istintivamente estetica; scavando un pò più profondamente gli occhi leggono anche i sentimenti, i pensieri della mente.
Possiamo rivolgere lo sguardo all'esterno, o all'interno. All'interno sì, ma fino a dove?, al sogno, all'immaginazione, ai pensieri, alla contemplazione?...
Così l'occhio nel cercare l'anima trova la bellezza, oppure, ma è lo stesso nel cercare la bellezza trova l'anima.
Come dice Hillman noi, viviamo "siamo nell'anima", ma come il neonato nasce cieco e deve esser aiutato, stimolato a vedere il mondo a lui esterno, così altrettanto succede quando nasciamo al mondo interiore al mondo dell'anima, anche in questo caso è necessario essere aiutati ad usare questa seconda vista.
Ebbene quando i nostri occhi si sono adattati a vedere il mondo dell'anima, saranno illuminati dalla sua luce, fino a esprimerla al loro esterno, così da mostrarla a noi stessi oltre che agli altri.Riproduzioni di Antonello da Messina Grande e immortale è la sua pittura
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GLI OCCHI E L'ANIMA
giovedì 16 agosto 2007
Come spiegare le forze magiche?
Mediante la simpatia: fra le cose affini regna naturalmente un accordo e fra le dissimili un contrast0; eppure nella loro varietà le molteplici potenze contribuiscono all'unità dell'organismo universale: poiché nell'universo la vera magia sono l'Amore e la Contesa. È questo il primo mago e stregone, che gli uomini conoscono bene e ai cui filtri e incantesimi ricorrono nei loro rapporti.
E poi è proprio dell'anima essere attirata dagli incantesimi per la melodia, per certe formule e per la figura dell'incantatore: cose di questo genere, come figure e suoni commoventi, hanno una forza d'attrazione, ma la volontà e il pensiero non vengono affascinati dalla musica [bensì soltanto l'anima irrazionale], e allora un tale incantesimo non ci meraviglia; e tuttavia ci lasciamo volentieri attrarre da esso, ... E nemmeno si deve credere che ci sia una volontà che esaudisca le preghiere magiche: di ciò nulla sanno coloro che sono ammaliati dagli incantesimi: egli sa di aver subito quel fascino soltanto dopo averlo subito, ma il suo principio egemonico resta impassibile. Dall'essere, che viene pregato, scende qualcosa o su colui che prega oppure su un altro.
Allo stesso modo anche il Tutto comunica qualcosa di sé alle sue parti, sia spontaneamente, sia perché un altro ha apportato sulla parte qualcosa di lui, ed esso è, per natura, a disposizione delle sue parti, e perciò colui che prega non è un estraneo.
Se chi prega è un malvagio non dobbiamo meravigliarci; anche i malvagi attingono dai fiumi, e colui che dà non sa ciò che dà, ma dà solamente. E tuttavia, il dono rientra nell'ordine e nella natura dell'universo: perciò, se qualcuno prende per sé qualcosa di ciò che appartiene a tutti - cosa che non è permessa - incorre per una legge inesorabile nel castigo.
Ma come è influenzato il saggio da magie e da filtri. Egli è, nell'anima sua, insensibile alla magia e la sua parte razionale non ne patisce l'influsso e non altera il suo pensiero; ma nella parte irrazionale, che appartiene alla totalità del suo essere, egli patísce, o meglio è quella parte che patisce in lui.
Anche i demoni non sono immuni, nella loro parte irrazionale, da affezioni. Non è assurdo attribuir loro ricordi e percezione; li si può stregare con formule magiche e trarli giù per via naturale; e quelli che sono più vicini a noi e interessati alle cose terrene rispondono a chi li chiama. Tutto ciò che ha rapporti con un altro essere è sottoposto al suo potere magico, poiché questo essere, con il quale ha rapporti, lo incanta e lo seduce; solamente ciò che si ripiega su sé stesso sfugge alla magia.
Soltanto la contemplazione ci resta, non esposta a magia; nessuno che si rivolga a sé stesso subisce l'incantesimo. - Plotino, Enneadi IV 4, 40-4
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mercoledì 15 agosto 2007
MATERIA VOLATILE
A proposito del mito di Leda, possiamo solo rimanere estaticamente incantati sia dalla sua lettura che dalle sue rappresentazioni artistiche, eppure grande è il suo insegnamento. Leda come recipiente della generosa fecondità divina, da cui producono 4 filiazioni (la materia composta di 4 elementi), ma anche la manifestazione del divino (il cigno) che attira il simile (la sua parte celeste, il suo principio volatile) in Leda.
Il cigno rappresenta l'animalità che attira ed è attirata da Leda, ma è anche un animale del cielo, volatile, spirituale, è così il risultato del loro incontro è l'uovo, così carico di significati ermetici, e di potenzialità trasmutatorie.
Se osserviamo la Natura vegetale ci accorgiamo che ad ogni fiore occorre uno stelo come base e sostegno, per poter sbocciare ad un'adeguata distanza dal terreno.
Per quanto ci riguarda, il fiore rappresenta la sensibilità e la bellezza del mondo spirituale, il quale per potersi manifestare nel mondo fisico necessita di un opportuno involucro di protezione.
L'animale umano costituisce quindi il veicolo di un'Intelligenza che altrimenti non potrebbe esprimersi sul piano materiale. Se esaminiamo l'organismo umano ci accorgiamo di trovarci di fronte ad un formidabile strumento organico, concepito per poter vivere nell'ambiente naturale manifestando nel frattempo una Presenza di genere completamente diverso da quella che anima le altre speci.
Questo significa che solo riuscendo a definire la nostra "animalità" possiamo tentare di distillare da essa una diversa natura, riconoscibile come "spirito".
Manifestandosi attraverso la nostra particolare forma, la Divinità diventa "consapevolezza umana" e da origine al Mondo che ordinariamente riconosciamo come il "nostro regno".
Per inoltrarci nella comprensione spirituale dobbiamo abbandonare la pretesa di essere noi stessi, in quanto animali umani, gli artefici supremi del nostro destino e cominciare a riconoscere l'esistenza di una gerarchia universale, della quale non rappresentiamo certamente il gradino più elevato.
Affinché "L'Uomo" possa risvegliarsi dal sonno, nell'involucro di carne che lo avvolge, la Coscienza deve umilmente prendere atto dell'animale umano che costituisce il suo strumento e smettere di identificarsi nei limiti fisici e psichici dell'animale umano. Lasciamo che altri continuino ad adorare la personalità mortale, erigendo un monumento al proprio personaggio, ed inchiniamoci serenamente alla Presenza che anima la nostra vita di ogni giorno, nella certezza che in questo modo le porte del Tempio ci verranno spalancate.
Mario Balocco, La fonte dell'eterna giovinezza, Cet, 2001, pag 49.
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