Il fatto che la forza attiva diminuisca costantemente e naturalmente nell'universo materiale ed abbia pertanto bisogno di nuovi impulsi, non è un difetto dell'universo. Dipende solo dal fatto che la materia non ha vita, è inerte e inattiva.
Il mondo ha ogni tanto bisogno di essere ricreato o rimesso a posto o riordinato.
Nella lettera a Henry Oldenburg, Newton avvicinava i principi elettrici e magnetici al principio di gravità. Distingueva nell'etere un fondamentale «corpo flemmatíco» e «altri diversi spiriti etereí». Si spingeva ad affermare che «forse l'intera struttura della natura può essere nient'altro che etere condensato per effetto di un principio di fermentazione» e che «è forse probabile che tutte le cose siano originate dall'etere».
Sulla base di questa ipotesi, l'attrazione gravítazionale della Terra poteva essere causata «non dal corpo fondamentale dell'etere flemmatico, ma dalla condensazione di qualcosa che è molto leggermente e sottilmente diffuso in esso, qualcosa forse di natura oleosa o gommosa, tenace ed elastica». Questo spirito etereo può penetrare e «condensarsi nei pori della Terra». Il grande corpo di quest'ultima «può condensare continuamente tanta parte di questo spirito da farlo scendere molto celermente dall'alto per un ricambio».Nel 1675 Newton affidava ad una «matería eterea» il compito di rinnovare il moto e l'attività del cosmo. Si concretizza così l'ipotesi della Terra simile a una grande spugna che si imbeve di una sostanza eterea (che è «principio attivo»), dalla quale lentamente si libera, teoria fondata sul presupposto di una natura che «opera costantemente con movimento círcolare».
La natura genera fluidi dai solidi e solidi dai fluidi, sostanze fisse da quelle volatilí e volatili da quelle fisse, cose leggere dalle pesanti e pesanti dalle leggere.
«Durante tale discesa, quello spirito può portare con sé i corpi che esso pervade con una forza proporzionale alle superfici di tutte le parti sulle quali agisce. La natura infatti crea una circolazione che, a causa della lenta ascesa di tanta materia fuori dalle viscere della Terra, per un po' costituisce l'atmosfera, ma essendo continuamente spinta in su da nuova aria, da esalazioni e da vapori che sorgono dalla parte più bassa, alla fine (ad eccezione di una parte dei vapori che ritorna in pioggia) svanisce di nuovo negli spazi eterei e là forse, col passare del tempo, si ammorbidisce e si assottiglia fino a che torna nel suo primo principio».
Ciò che vale per la Terra, può valere per il Sole. Forse anch'esso si imbeve abbondantemente di questo spirito «allo scopo di conservare il proprio splendore e allo scopo di trattanere i pianeti dall'afiontanarsi ulteriormente».
Coloro che lo desiderano possono anche pensare che «i vasti spazi eterei fra noi e le stelle costituiscano un sufficiente deposito per questo alimento del Sole e dei pianeti».
(I. Newton, Scritti di ottica, pag 253)
Proposito d"invito alla lettura:
( C. Campo; Detti e fatti dei padri del deserto, Mi, 1975)
giovedì 9 agosto 2007
LO SPIRITO ETERICO
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LO SPIRITO ETERICO
mercoledì 8 agosto 2007
L'ANIMA CADUTA
Per comprendere nella sua profondità, il concetto di nascita, o di generazione, di Dio nell'anima, bisogna partire dall'esperienza del distacco.
L'uomo distaccato, che « niente ha, niente vuole, niente sa », ha rinunciato completamente a se stesso, è diventato assolutamente vuoto, libero (ledig) « come quando ancora non era » ovvero quando era presente solo come idea in Dio, prima di venire al mondo.
Tale condizione di distacco, dunque, nella sua pienezza, annulla l'io psicologico, lo conduce a una mistica « morte », che è essenziale e imprescindibile per la nascita del vero io, dell'io spirituale e che il testo paolino di Gal 2,20 - interpreta concordemente come Spirito, come Dio abitante nell'uomo - uomo spirituale ormai, non più uomo psichico (cfr. 1Cor 2,14-15).
Introduzione al Il Pellegrino cherubico. Ed Paoline 1989. A cura di M. Vannini.
1 Ero figura angelica, ora qual bestia sono!
2 Mi libravo in Paradiso in pura letizia
3 Ora sto sulla terra in piena angoscia e pena.
4 Non mi toccava rabbia del mondo infernale,
Or fondo per il caldo e gelo per il freddo
E mille mali sento. Del tempo ero signore,
Ora è lui che mi domina. Ero il mio vestito:
Or devo per forza coprirmi d'altrui penne.
9 Dio mi guardava amico, mi diceva figlio caro,
10 Con l'ira or mi spaventa, il peccato mi prostra.
11 Di continua paura son circondato e colmo!
12 Considero la mia sventura con i miei stessi occhi!
13 Il diavolo e la morte incalzano la mia vita:
14 Ah, mia povera anima! Che cosa mai ho fatto!
Angelus Silesius;
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L'ANIMA CADUTA
martedì 7 agosto 2007
IL PRINCIPIO VOLATILE
La personalità umana, per sua natura, è uno strumento esistenziale che possiede limiti ben precisi.
Il suo compito è quello di fungere da contenitore di un principio volatile il quale, esattamente come l'alcool o la benzina, finirebbe con l'evaporare nell'aria se non si trovasse "ermeticamente" sigillato dal vetro.
Il semplice fatto di smettere di confondere il contenitore dal contenuto costituisce quel balzo che gli intellettuali teorici, pur trascorrendo una lunga vita immersi in profondi studi esoterici, non riescono a compiere.
Pretendere di potersi mettere sul Sentiero, quando la recita esteriore viene concepita come l'unico Cielo possibile, equivale ad illudersi di poter animare una statua.
(BALOCCO M. MAGIA DEI MONASTERI (LA) ASPETTI ESOTERICI DELLA VITA MONASTICA)
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IL PRINCIPIO VOLATILE
lunedì 6 agosto 2007
NON MUOVERSI
Il bisogno di cambiamento sembra crescere di generazione in generazione. Il mondo evolve velocissimamente e, per stargli dietro, l'uomo si muove, corre, sì agita, senza riuscire a mettersi al passo con quel ritmo sfrenato. Sembra quasi che egli abbia perso la capacità di fermarsi senza subito crollare.
Questa perdita di autocontrollo è la malattia del nostro tempo.
Eppure già ARISTOTELE ci aveva insegnato la saldezza della calma che ricrea, dicendoci che "tutto ciò che è ìmmobile non è in riposo".
L'immobilità non è inerzia: è la forza del pacifico, del vero creatore, dell'esicasta.
L'eccesso del movimento
Nelle sue lettere a Lucilio, SENECA aveva insistito sull'equilibrio da tenere tra i due possibili eccessi.
"Due specie di uomini meritano ugualmente il biasimo: gli inquieti perennemente in azione (qui semper inquieti sunt) e gli oziosi impenitenti (qui semper quiescunt). Il gusto dell'agitazione turbolenta non è la vera attività: sono le irrequietezze di un'anima conturbata. Così come il considerare ogni movimento un supplizio, questo non si chiama riposo, ma snervatezza e indolenza". (Seneca, Ad Lucilium epistulae morales 1,3,5-6).
Non muoversi con il corpo...
"Seduto in una cella tranquilla, in disparte, in un angolo, fa' quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. Quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la tua mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso"... (Gregorio di Nazianzo, Oratio XXVII1,3, SC 250, P. 105).
Raccogliere il corpo nell'anima...
"Non è dal raccoglimento (hesychía) esteriore che viene la conoscenza di Dio ... ma è piuttosto la conoscenza di Dio che procura il raccoglimento a colui che lotta correttamente e secondo le regole". (Simeone il Nuovo Teologo, Etica XV, SC 129, P. 455).
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NON MUOVERSI
L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA
L'Aníma è propriamente «il principio del movimento»; pertanto, conferisce movimento a tutte le cose, quando lei stessa si muove da sé, e poi trasmette la vita al corpo animato, mentre lei stessa la possiede in proprio.
Esattamente per questo l'Anima non è passibile di morte.
Non tutti gli esseri ricevono la vita da altri, altrimenti si andrebbe all'infiníto. Bisogna quindi che esista una natura originariamente dotata di vita, necessariamente «indistruttibile e immortale», fonte di vita anche per gli altri viventi.
Qui deve aver sede ogni realtà divina e beata, che trova in sé il principio della vita e dell'essere: è questo il primo essere e il primo vivente, immune da ogni mutamento sostanziale, né generato né mortale.
Plotino; enneade IV, 7, 5; Mondadori 2002.
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L'IMMORTALITA' DELL'ANIMA
giovedì 2 agosto 2007
APOCALISSE
1) Nessun uomo è o può essere un mero individuo.
La massa degli uomini ha soltanto un accenno tenue, seppure lo ha, di individualità. La massa, degli uomini, vive e si muove, pensa e sente, collettivamente, e non ha praticamente emozioni individuali, né sentimenti né pensiero. Sono frammenti di una coscienza collettiva o sociale. E sempre stato cosí e sempre sarà.
2) È ugualmente un errore affermare che lo Stato è formato da individui.
Lo Stato, o ciò che chiamiamo la società come ente collettivo, non può avere la psicologia di un individuo. Non è vero. È formato invece dalla somma di esseri frammentari. E nessun atto collettivo, sia pure il piú personale come il voto, proviene dall'Io individuale. Esso è fatto dall'Io collettivo, ha un substrato psicologico diverso dall'individuale.
3) Lo Stato non può essere cristiano.
Ogni Stato è potenza, né può essere altrimenti. Ogni Stato deve salvaguardare le sue frontiere, i suoi interessi: se non riesce a farlo, tradisce i suoi individuali cittadini.
4) Ogni cittadino è una unità della potenza mondiale.
Un uomo può desiderare di essere un puro cristiano e un mero individuo, ma poiché deve essere membro di uno Stato politico o di una nazione, egli è costretto a essere una unità della potenza mondiale.
5) Come cittadino, come essere collettivo, l'uomo ha il suo compimento nella soddisfazione del suo senso di potenza.
Se appartiene a una delle cosidette nazioni dominanti, la sua anima trova il suo compimento nel sentimento del potere e della forza della sua nazione. Se il suo paese sale aristocraticamente allo zenit dello splendore e della potenza, in una gerarchia di potere, egli avrà un compimento di sé tanto maggiore in quanto occuperà il suo posto in quella gerarchia. Ma se il suo paese è potente e democratico, allora egli sarà ossessionato dal perpetuo desiderio di affermare la sua potenza nell'intromettersi per impedire agli altri di fare ciò che desiderano, poiché nessun uomo deve fare piú ,di un altro.
Questa è la condizione delle democrazie: una condizione di perpetui tiranneggiamenti.
Lo Stato moderno è una forza distruttrice dell'anima, perché è formato di frammenti che non hanno una interezza organica, ma solo un insieme collettivo.
6) L'individuo, uomo o donna che sia, è costretto a uccidere, almeno, in se stesso l'io amante.
Non che ogni uomo uccida ciò che ama, ma ogni uomo, insistendo sulla sua individualità, uccide in se stesso l'io amante, come la donna uccide in se stessa l'io amante.
Avere un credo individualistico, che neghi la realtà della gerarchia, conduce solo a una maggiore anarchia. L'uomo democratico vive di coesione e di resistenza: la forza coesiva dell'amore e quella resistente della libertà individuale. Cedere completamente all'amore significa essere assorbiti, il che è la morte dell'individuo, poiché l'individuo deve serbare il suo proprio io o cessare di essere libero e individuale.
Sicché noi vediamo quanto la nostra epoca ha provato, a suo stupore e confusione, che l'individuo non può amare.
Quando un individuo ama, cessa di essere un puro individuo, sicché egli deve riprendersi e cessar d'amare. E questa una delle piú stupefacenti lezioni dei nostri giorni: che l'individuo, il cristiano, il democratico, non può amare o, se gli capita di amare, è costretto a ritrarre il suo amore.
L'Apocalisse, strano libro, lo mette in luce. Ci presenta il cristiano in relazione con lo Stato, ciò che gli Evangeli e le Epistole evitano di fare. Ci presenta il cristiano in relazione con lo Stato, col mondo, e il cosmo, e ce lo mostra in furiosa ostilità contro tutti, bramoso alla fine di distruggere tutti.
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APOCALISSE
mercoledì 1 agosto 2007
LE PAROLE SACRE
"Ogni simbolo scritto, così come ogni suono della voce può percorrere gli itinerari interiori destinati a ricomporre il quadro originario che di tanto in tanto affiora vagamente e in modo disordinato alla nostra mente. Il simbolo grafico ricorrente apre dunque canali come un mandala.
Di qui la particolare strutturazione di parole sacre, anatemi, formule magiche apotropaiche, palindromi. Suoni che possiedono una musicalità intrinseca, un potere incantatorio che va al di là delle parole singole inscritte; il loro potere è nel suono poiché emanano pulsazioni ritmiche che si avviluppano intorno ad una focale armonica allo stesso modo in cui una spirale aurea si evolve o, ancor più, come i due serpenti dell'ermetico caduceo che sembrano affermare e negare al tempo stesso ciò che nella totalità del simbolo esprimono". (Roberto Caravella)
Il grande viaggio verso le profonde altezze degli archetipi è qui ora a disposizione di chiunque solo stupendosi e meravigliandosi riguardo i suoni, le immagini, sì le semplici sensazioni che ci attraversano.
Deve essere almeno iniziato però, il riavvicinamento al mondo degli Archetipi di cui i simboli sono i semplici messaggeri...
La natura ne è un banco di prova immediato, come rapido è il test a cui ci possiamo sottoporre, cercando di cogliere in ogni impressione il timbro (simbolo) archetipale di provenienza.
È questa la lingua sacra dei profeti, dei mistici, dei poeti e egli eroi, che sono tali non per elezione, ma per infusione, giunti all'apertura di un canale (buco nero ?, buco bianco) che alimenta con un diverso sangue organi concepiti per un'iperrealtà.
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